Legna da ardere: la regola più importante? Che sia SECCA!
Quando acquistiamo un’auto sappiamo benissimo che il carburante conta. Possiamo avere il motore migliore del mondo, ma se lo alimentiamo con un combustibile scadente non possiamo pretendere che funzioni al meglio.
Con una stufa o un caminetto a legna vale esattamente lo stesso principio.
Possiamo avere un apparecchio moderno, efficiente, installato perfettamente e collegato a una canna fumaria realizzata a regola d’arte, ma resta una cosa fondamentale:
dobbiamo dargli un buon combustibile.
E nel caso della legna, prima ancora di discutere se sia meglio faggio, rovere, acacia, frassino o abete, c’è una caratteristica che conta più di tutte:
LA LEGNA DEVE ESSERE SECCA.
Questa è la vera regola d’oro.

Quanto deve essere secca la legna?
Qui è importante chiarire un concetto che spesso genera confusione.
Il legno contiene naturalmente acqua e non è necessario arrivare allo 0% di umidità (cosa che, nelle normali condizioni ambientali, sarebbe peraltro irrealistica)
Per essere considerata adatta alla combustione, la legna da ardere dovrebbe avere un’umidità inferiore al 15%. Più riusciamo a scendere, ad esempio verso il 10%, più facilmente avremo un’accensione pronta e una combustione vivace. Anche l’EPA indica un contenuto di umidità inferiore al 15% come riferimento per una buona combustione.
Perché è così importante? Per un motivo semplicissimo:
l’acqua non brucia.
Quando inseriamo nel focolare della legna umida, una parte dell’energia prodotta dal fuoco viene utilizzata per riscaldare ed evaporare l’acqua contenuta nel legno invece che per produrre calore utile.
Il risultato?
Legna umida significa generalmente:
- più difficoltà nell’accensione;
- temperatura di combustione più bassa;
- più fumo;
- vetro che tende a sporcarsi più velocemente;
- maggiori depositi nel focolare e nel sistema fumario;
- meno calore utile;
- combustione meno efficiente e più inquinante.
La Regione Veneto, nelle proprie indicazioni sull’utilizzo della biomassa, raccomanda infatti legna con contenuto idrico inferiore al 15%, precisando che l’umidità in eccesso riduce il potere calorifico e rende più difficile raggiungere temperature elevate nella camera di combustione.
In altre parole: prima di dare la colpa alla stufa, al caminetto o alla canna fumaria, controlliamo la legna!

Ma allora qual è la legna migliore da bruciare?
Qui possiamo divertirci a entrare un po’ più nel dettaglio.
Le diverse essenze hanno caratteristiche differenti, soprattutto se le confrontiamo a parità di volume.
I legni più densi, come faggio, quercia, robinia/acacia e frassino, concentrano generalmente più energia nello stesso volume rispetto ai legni più leggeri. A parità di peso e umidità, invece, le differenze energetiche tra le varie essenze diventano molto meno importanti di quanto spesso si pensi.
In pratica possiamo distinguere, semplificando:
Faggio
È uno dei grandi classici della legna da ardere. Buona resa, bella combustione, buona fiamma e buona brace. È un legno molto versatile e piacevole da utilizzare.
Rovere e quercia
Legni duri e densi, ottimi per mantenere il fuoco e produrre una brace duratura. Sono particolarmente interessanti quando vogliamo una combustione più lunga.
Robinia, comunemente chiamata acacia
È un legno molto denso e tenace. Una volta avviata bene la combustione, è particolarmente interessante per mantenere calore e brace a lungo.
Frassino
Altro ottimo legno da ardere, con buona resa e una combustione regolare.
Betulla
Si accende facilmente e produce una bella fiamma. Può essere molto piacevole anche nei caminetti dove l’aspetto visivo del fuoco ha la sua importanza.
Abete e altre conifere
Sono legni più leggeri e tendono a bruciare rapidamente, producendo una fiamma vivace. Proprio per questa caratteristica possono risultare molto utili soprattutto nella fase di accensione, purché naturalmente siano ben secchi e utilizzati secondo quanto previsto dal produttore dell’apparecchio.
Ma attenzione a non trasformare tutto questo in una scienza complicatissima.
Non serve diventare matti!
Ogni tanto sembra quasi che per accendere una stufa a legna sia necessario essere laureati in scienze forestali.
“Quello no perché è troppo leggero.”
“Quello sì, ma soltanto dopo tre anni.”
“Quello fa troppa fiamma.”
“Quello fa troppa brace.”
“Quello va bene solo alle 18:37 con vento da nord-est…”
Calma!
Le caratteristiche delle essenze esistono ed è utile conoscerle, ma nella vita reale una buona stufa o un buon caminetto possono funzionare benissimo con tantissimi tipi di legna.
Se abbiamo a disposizione faggio, bene.
Se abbiamo rovere, bene.
Se abbiamo frassino, bene.
Se abbiamo acacia, bene.
Se abbiamo un misto di essenze, benissimo.
La cosa fondamentale è che siano legna vergine, adatta alla combustione e soprattutto SECCA.
Tra una legna considerata “pregiata” ma umida e una legna più comune perfettamente secca, per noi non c’è dubbio:
scegliamo quella secca.

Un piccolo trucco per una buona accensione
Se vogliamo migliorare ulteriormente la combustione possiamo utilizzare essenze e pezzature diverse nei vari momenti.
All’accensione ci interessa ottenere rapidamente una bella fiamma e una temperatura elevata.
Lo scopo non è soltanto accendere i ceppi.
Dobbiamo scaldare velocemente il focolare e soprattutto la canna fumaria: aumentando la temperatura dei fumi favoriamo l’attivazione del tiraggio naturale.
Per questo è molto utile partire con legna secca spaccata in pezzi piccoli, insieme a un accendifuoco appropriato.
Possiamo utilizzare, per esempio, pezzature sottili di faggio o legni leggeri e molto secchi come l’abete, se compatibili con le indicazioni del produttore.
Una volta che il fuoco è ben avviato, il focolare è caldo e la canna fumaria ha iniziato a tirare correttamente, possiamo passare a ceppi più grossi e a legni più densi.
Ad esempio l’acacia/robinia, il rovere o altri legni duri possono aiutarci ad avere una combustione più lunga e una brace più persistente.
Anche l’EPA consiglia di iniziare con un fuoco piccolo e caldo utilizzando legnetti secchi, aggiungendo progressivamente pezzi più grandi e lasciando spazio sufficiente al passaggio dell’aria.
È un principio molto semplice:
piccolo e vivace per partire, più grosso e duraturo quando il fuoco è avviato.

Come faccio a sapere se la mia legna è veramente secca?
Il metodo migliore è semplicissimo: misurarla.
Esistono piccoli misuratori di umidità per legno che costano relativamente poco e permettono in pochi secondi di avere un’indicazione molto utile.
Un consiglio: per ottenere una misura significativa, spaccate un ceppo e misurate l’umidità sulla superficie interna appena esposta, non semplicemente sulla parte esterna del pezzo.
L’esterno potrebbe infatti sembrare perfettamente asciutto mentre il cuore del ceppo contiene ancora molta acqua.
Come riferimento ricordiamo ancora una volta:
sotto il 20% = minimo risultato per una combustione
intorno al 10-15% = legna secca e generalmente ottima da utilizzare
Non serve inseguire lo 0%.
Serve semplicemente legna ben stagionata e asciutta.
Comprare la legna oppure prepararsela?
Entrambe le soluzioni vanno benissimo.
Possiamo acquistare la legna da un rivenditore di fiducia, chiedendo legna già stagionata e pronta all’uso.
Oppure possiamo acquistare o preparare legna più fresca e lasciarla stagionare personalmente.
In questo secondo caso bisogna però darle tempo e soprattutto aria.
I tempi possono cambiare molto in funzione dell’essenza, della dimensione dei pezzi, del clima, dell’esposizione e di come viene accatastata. Come indicazione generale, l’EPA parla di almeno circa sei mesi per i legni teneri e almeno un anno per molti legni duri; in altre condizioni può essere necessario anche più tempo.
Non fidiamoci quindi soltanto del calendario.
Misuriamo l’umidità.
È il sistema più semplice per sapere cosa stiamo realmente mettendo nella nostra stufa.
E adesso arriviamo a uno degli errori più comuni: dove conservare la legna?
Questa è probabilmente una delle cose più importanti di tutto l’articolo.
Eppure viene spesso sottovalutata.
LA LEGNA DA STAGIONARE VA TENUTA ALL’ESTERNO.
Sembra un controsenso.
“Ma fuori prende umidità!”
“Se piove di traverso si bagna!”
“Meglio metterla tutta dentro al garage!”
Non necessariamente. Anzi.
Per stagionare correttamente la legna ha bisogno soprattutto di una cosa:
ARIA.
L’acqua che può raggiungere superficialmente i lati della catasta durante una pioggia occasionale può asciugarsi nuovamente piuttosto in fretta.
Molto peggio è imprigionare l’umidità all’interno della catasta impedendo all’aria di circolare.
Le indicazioni dell’EPA sono molto chiare: la legna dovrebbe essere conservata all’esterno, sollevata dal terreno e coperta soltanto superiormente, perché chiudere anche i lati intrappola l’umidità.
Anche la Regione Veneto raccomanda di depositare la legna destinata alla stagionatura in un luogo aperto almeno su tre lati.

Come accatastare correttamente la legna
L’ideale è quindi una soluzione molto semplice:
FUORI + SOLLEVATA DA TERRA + COPERTA SOPRA + APERTA AI LATI.
Una tettoia è perfetta.
Ma può essere sufficiente anche una copertura superiore ben realizzata, un pannello o un telo disposto solo sopra, lasciando liberi i lati.
Lo scopo della copertura superiore è evitare che grandi quantità d’acqua penetrino continuamente in profondità nella catasta.
Non dobbiamo invece trasformare il bancale in un pacco regalo impermeabile!
Niente telo avvolto completamente attorno alla legna.
Niente catasta sigillata.
Niente legna fresca chiusa in un locale senza ventilazione.
L’aria deve poter entrare da un lato, attraversare la catasta e uscire dall’altro.
È proprio questo continuo ricambio d’aria che permette all’umidità presente dentro il legno di uscire progressivamente.
Una catasta completamente avvolta in un telo può sembrare molto protetta, ma rischia di diventare una vera e propria trappola per l’umidità.
E a quel punto la legna, invece di stagionare correttamente, può sviluppare muffe e nei casi peggiori iniziare a degradarsi.

Quindi ricordiamoci una sola cosa
Possiamo parlare per ore di faggio, rovere, frassino, betulla, abete e acacia.
Possiamo confrontare poteri calorifici, densità, durata della brace e bellezza della fiamma.
Possiamo studiare la pezzatura ideale e perfezionare la tecnica di accensione.
Sono tutte informazioni utili.
Ma se domani doveste ricordare una sola cosa di questo articolo, vorremmo fosse questa:
LA MIGLIORE LEGNA DA ARDERE È LA LEGNA SECCA.
Una buona legna secca rende più facile l’accensione, aiuta il focolare a raggiungere rapidamente la temperatura corretta, produce meno fumo, sporca meno e permette alla nostra stufa o al nostro caminetto di lavorare molto meglio.
Compratela secca da qualcuno di cui vi fidate oppure preparatevela personalmente.
Ma se dovete farla stagionare, datele tempo e datele aria.
Tenetela all’esterno, sollevata dal terreno, proteggetela principalmente dall’alto e lasciate respirare i lati.
Perché possiamo avere il caminetto più bello del mondo, la stufa migliore e una canna fumaria perfetta…
ma alla fine il fuoco può bruciare bene soltanto il combustibile che gli diamo.
E con la legna la regola d’oro rimane sempre la stessa:

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